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Nuova serie
86. G. CUPAIUOLO, L’ombra lunga di Terenzio. Napoli-Catania, Paolo Loffredo Iniziative editoriali 2014.

   L’opera:Varie sono le tracce che un autore può lasciare a livello espressivo, tematico o ideologico; in opere dello stesso genere o di altro, della medesima lingua o non, dell’identico o diverso mezzo di comunicazione, nonché delle età vicine o lontane alla sua. La ricerca di quelle tracce può condurre ad una più approfondita conoscenza dell’autore più antico o di alcuni tratti della sua produzione: infatti quasi sempre i seguaci e gli imitatori sono a loro volta altri artisti che hanno ‘visto’ l’opera con occhi particolari, e di elementi di quella hanno poi offerto una peculiare interpretazione. Anche se non sembra al momento plausibile che le tracce del Fortleben terenziano possano tutte contribuire ad una conoscenza dell’arte del commediografo latino più approfondita di quella finora raggiunta, le testimonianze potrebbero comunque svolgere una ruolo di conferma, oltre che contribuire alla ricostruzione della storia della fortuna di Terenzio nelle varie età. Se nelle età più vicine a Terenzio il tasso del suo successo trova una sua ragione in una realtà ancora saldamente legata al passato, in quelle successive questo fattore tende sempre più ad avere un’incidenza minore in quanto progressivamente soppiantato prima dal livello e dal tipo di cultura della singola epoca e dal suo grado di apertura nei confronti della produzione del passato, e poi dalla sensibilità del singolo nei confronti del mondo antico. La probabilità di rinvenire coincidenze a livello espressivo con il testo di Terenzio va via via scemando a vantaggio dell’eventualità di rinvenire corrispondenze a livello tematico e ideologico, nonché concordanze di posizione nei confronti della tradizione in materia, e di come rapportarsi d’altra parte con la propria realtà. E tutto questo in una dilatazione del campo di indagine: dal terreno della rappresentazione teatrale si passa a quello dei generi più vicini o che si concretizzano in forme più moderne di comunicazione.

   L’autore: Giovanni Cupaiuolo, professore ordinario di Letteratura latina al Dipartimento di Civiltà antiche e moderne dell’Università di Messina, si è interessato al teatro di Terenzio (Bibliografia terenziana, 1470-1983, Napoli 1984; Terenzio: teatro e società, Napoli 1991; Supplementum Terentianum, 1992; II Supplementum Terentianum, 2006), prendendo in considerazione pure la fortuna (La memoria del teatro nella tarda antichità latina, 2012) e la tarda esegesi (ed. crit., con trad. e comm., del de fabula di Evanzio, Napoli 1979, II ediz. 1992). Una particolare attenzione ha dedicato poi alla letteratura latina dell’epoca imperiale (Introduzione al de ira di Seneca, Napoli 1975; La cultura degli imperatori, 2003) e alla multiforme produzione della tarda antichità, analizzando periodi letterari (Crisi istituzionale e cultura della periferia. Roma e la provincia nel III secolo, Napoli 1995; Cultura e letteratura dell’Italia tardo-antica, 1999), autori (Nemesiano, Eclogae, Napoli 1997) e singoli componimenti (Un locus vergilianus nell’Anthologia Latina, 1976; ed. crit., con trad. e comm., del de rosis nascentibus, Roma 1984, II ediz. 1992; Note ai Miracula Christi: A.L. 879 R, 1989; Modestino, Anthologia Latina 267 S.B., 1991). Questa attenzione per il poco noto l’ha portato a studiare alcune forme della protesta popolare nella società romana (Tra poesia e politica. Le pasquinate nell’antica Roma, Napoli 1993).

87.  R. VALENTI, Le forme latine della scienza: il Dynamica de potentia di W. G. Leibniz. Napoli, Paolo Loffredo Iniziative editoriali 2015.

    L’opera: Nell’età moderna, la storia del latino si intreccia in modo indissolubile alla scienza, che fino al XVIII secolo usa questa lingua come strumento di comunicazione per annunciare le nuove dimensioni del cosmo, e definire l’intera tassonomia del reale. Un ruolo decisivo in questo processo è svolto da Leibniz, che, pur lavorando fin dalla giovinezza al progetto di una characteristica universalis, un idioma enciclopedico di tipo matematico, propose di servirsi del latino – un latino ‘semplificato’, privo di flessioni e generi – come lingua universale. Viene qui presentata la traduzione dal latino di una sezione dell’opera leibniziana Dynamica de potentia, un libro sulla meccanica, scritto dopo il 1690, che è stato rimaneggiato molte volte e di cui manca una traduzione in italiano: l’analisi della Sectio III 1-18, che tratta dell’urto (per Leibniz il fenomeno fondamentale di tutta la fisica), mette in evidenza le caratteristiche dell’impianto espositivo e il modello di scrittura scientifica adottati dal grande filosofo.

   L’autore: Rossana Valenti è professore associato di Letteratura latina e insegna Didattica del latino nell’Università Federico II di Napoli. I più recenti interessi di studio si sono articolati lungo tre linee di ricerca: gli studi sulla didattica delle discipline classiche, all’interno di una riflessione centrata sul futuro della scuola e sul ruolo del ‘classico’ in una società sempre più marcatamente multiculturale (Il latino dentro e oltre la scuola. Memoria, identità, futuro, Napoli 2011); l’uso didattico delle tecnologie nel moderno panorama comunicativo; lo studio del territorio della Campania come “luogo della memoria”, condotto attraverso l’analisi delle testimonianze letterarie latine e greche, alla ricerca dell’elemento immateriale che si è sedimentato in questo paesaggio (Memorie dell’acqua e della terra. Intorno ai Campi Flegrei, Napoli 2011). Si è occupata anche di retorica classica (con la collaborazione all’Historisches Wörterbuch der Rhetorik, pubblicato dall’Università di Tübingen), e di storiografia latina, con particolare riguardo all’opera di Tacito e alla condizione della donna nel mondo antico.

88.  Venanzio Fortunato, Vite dei santi Paterno e Marcello. Intr., traduz. e comm. a cura di P. SANTORELLI. Napoli, Paolo Loffredo Iniziative editoriali 2015.

   L’opera. Le vitae dei santi Paterno e Marcello fanno parte del corpus di opere agiografiche di Venanzio Fortunato che, nel loro complesso, propongono un exemplum di vita ai cristiani in vista dell’edificazione attraverso l’iterazione di alcuni elementi costanti: nobiltà di nascita, abbandono della famiglia per seguire la vocazione, virtù che si manifesta sin dai primi anni, elezione vescovile voluta dal popolo e rifiutata per umiltà dal santo, vita ascetica, martirio sine cruore, racconto dei miracoli. L’analisi dei testi, tradotti per la prima volta in una lingua moderna, permette di cogliere come l’innegabile stilizzazione, praticata con consapevolezza dall’autore, non consegua un risultato di totale omologazione e non cancelli del tutto quel grumo di specificità che ogni vita conserva.

   L’autore: Paola Santorelli insegna Letteratura cristiana antica nel Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università “Federico II” di Napoli. I suoi interessi scientifici vertono prevalentemente sulla poesia cristiana dal IV al VI secolo (Giovenco, Venanzio Fortunato) e sulla produzione agiografica del VI-VII secolo (Venanzio Fortunato, Baudonivia).

89. M. ONORATO, Il castone e la gemma. Sulla tecnica poetica di Sidonio Apollinare. Napoli, Paolo Loffredo Iniziative Editoriali, 2016.

  L’operaNei carmi di Sidonio Apollinare il manierismo tardoantico conosce una declinazione tanto esasperata quanto suggestiva: temi, topoi e rêveries lessicali di una prestigiosa tradizione letteraria vengono infatti incastonati in un organismo poeticoframmentato ma non disarticolato, proteso alla spasmodica cura dei più minuti dettagli eppure sorretto da un disegno complessivo straordinariamente lucido e calibrato. Il presente volume si propone di indagare questa sofisticata architettura testuale sidoniana, lumeggiandone la proficua interazione sia con il regime di capillare variatio che sovrintende alle singole sezioni dei componimenti e al loro rapporto reciproco, sia con le molteplici dinamiche di inventio e dispositio lessicale in cui si sostanzia un preziosismo linguistico alimentato da un attento studio della dizione e della tecnica versificatoria degli auctores.

  L’autore: Marco Onorato è ricercatore in Lingua e letteratura latina presso il Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne dell’Università di Messina. Si è occupato prevalentemente di poesia tardoantica, curando un’edizione commentata del De raptu Proserpinae di Claudiano (Napoli 2008; della medesima opera ha analizzato in un’altra occasione il sistema dei personaggi) e studiando la trasposizione cinematografica del De reditu di Rutilio Namaziano e diversi aspetti dell’ars sottesa ai carmi di Sidonio Apollinare (anfibologia; varietasmultiplicitas lessicale). È inoltre autore di una monografia sul fenomeno del patterning delle incisioni nei faleci di Catullo (Napoli 2013), di due studi sul mito di Narciso in Ovidio e di un’ampia sitografia ragionata della lingua e della letteratura latina (Bollettino di studi latini 39, 2009 e 40, 2010; è stata poi approntata una versione online: http://www.cisu.unime.it/links_ letteratura_latina.htm).

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