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93. Viuit post proelia Magnus. Commento a Lucano, Bellum ciuile VIII, a cura di V. D’URSO. Napoli, Paolo Loffredo Editore, 2019.

    L’opera: La narrazione della fuga di Pompeo dal campo di Farsàlo ha posto non pochi problemi agli esegeti del Bellum ciuile di Lucano a causa dell’atteggiamento, non privo di stridenti contraddizioni, assunto dal personaggio specialmente nella sezione incipitaria del libro VIII. Questo studio, attraverso un commento di tipo lemmatico, intende analizzare la peculiare fisionomia dell’‘eroe’ lucaneo in tale fase del racconto. Nel lavoro di commento, accanto ai modelli del Cordovese, si è cercato di dar conto della ricezione del suo testo presso autori antichi, medievali e moderni che, oltre ad attestare l’articolata fortuna del Bellum ciuile, contribuiscono a chiarire il senso di alcuni suoi passi problematici. Nel tentativo di offrire una visione completa delle soluzioni prospettate intorno ai principali nodi dell’opera di Lucano, si è tenuto altresì conto del vasto lavorio di esegesi che si è sviluppato nel tempo in margine al poema a partire dalla scoliastica tardoantica e medievale per giungere, attraverso i commenti di età umanistica e moderna, ai lavori dei secoli XIX-XXI.

     L’autore: Valentino D’Urso ha conseguito nel 2018 il Dottorato di ricerca in Ricerche e studi sull’Antichità, il Medioevo e l’Umanesimo presso l’Università di Salerno dove collabora con la cattedra di Lingua e letteratura latina in qualità di cultore della materia. Dal 2016 è docente di Discipline letterarie e latino presso il Liceo Statale “P.E. Imbriani” di Avellino. I suoi principali ambiti di ricerca sono la storia della filologia classica, lo studio della poesia epica latina, la sua ricezione in epoca medievale. Ha all’attivo vari contributi sull’epos di età neroniana; ha altresì partecipato a convegni internazionali sulla letteratura latina e, in particolare, sulla poesia lucanea. Attualmente sta indagando la presenza del poema di Lucano nell’Alexandreis di Gualtiero di Châtillon.

94. Aa.Vv., Lo specchio del modello. Orizzonti intertestuali e Fortleben di Sidonio Apollinare, a cura di A. Di Stefano e M. Onorato, 2020.

L’operaIl volume, che ospita gli atti di un convegno internazionale tenutosi a Messina nel 2018, si avvale del contributo di tredici specialisti della letteratura latina tardoantica per indagare alcuni versanti ancora inesplorati della prassi intertestuale e della fortuna di Sidonio Apollinare. Dalla tendenza ad effettuare un’incisiva e spesso dissimulata revisione dei materiali tradizionali e a correlare il dialogo con gli auctores ad alcuni temi-chiave del dibattito ideologico e culturale della Gallia del V secolo si deduce che lo scrittore lionese guarda ai modelli non solo come prezioso repertorio di suggestioni espressive e tematiche, ma anche come specchio a cui attingere la coscienza del proprio peculiare statuto letterario, in una feconda dinamica destinata a ripetersi quando saranno invece le sue opere a giungere nelle mani di dotti lettori delle epoche successive.

I curatori

    Anita Di Stefano è professore associato di Lingua e letteratura latina presso il Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne dell’Università di Messina. Si occupa in particolare di aspetti e autori della letteratura latina di età tardoantica: ha curato l’edizione critica degli Exempla elocutionum di Arusiano Messio (2011) e dei poemetti di Rustico Elpidio (2013); altri studi sono stati dedicati alla poesia di Nemesiano e di Corippo, nonché a temi e contesti più ampi (l’identità di genere nella poesia latina tardoantica; testimonianze letterarie sul tema del vino nel Tardoantico). Un secondo campo di interesse investe le problematiche relative alla tradizione e al Fortleben dei classici nell’Uma nesimo e in età moderna, con saggi dedicati alla ricezione di Catullo (2001) e di Sidonio Apollinare (2019), alcuni articoli e una monografia (2017) sui carmina del Sannazaro, studi su peculiari aspetti del rapporto con i classici in Racine, nella poesia di Otto-Novecento e in Quasimodo.

   Marco Onorato è ricercatore di Lingua e letteratura latina presso il Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne dell’Università di Messina. È autore di un’edizione commentata del De raptu Proserpinae di Claudiano (2008) e di monografie dedicate rispettivamente al fenomeno del patterning delle incisioni nei faleci di Catullo (2013), alla tecnica poetica di Sidonio Apollinare (2016; dello scrittore galloromano ha poi approfondito in altri saggi il riuso dei modelli, il preziosismo linguistico e la metrica verbale) e, da ultimo (2017), al tema del rapporto tra intertestualità e metapoetica in Marziale. Ha inoltre studiato il mito di Narciso nelle Metamorfosi di Ovidio, la trasposizione cinematografica del De reditu di Rutilio Namaziano e lo sfaccettato panorama delle risorse informatiche utili ai latinisti.

95. Aa. Vv., Verborum violis multicoloribus. Studi in onore di Giovanni Cupaiuolo, a  cura di S. Condorelli e M. Onorato, 2019.

   L’opera: Il volume raccoglie i saggi di ventotto autorevoli specialisti lieti di celebrare la carriera accademica e l’attività scientifica di Giovanni Cupaiuolo, che è stato ordinario di Letteratura latina presso l’Università degli Studi di Messina e dirige attualmente la rivista di settore “Bollettino di studi latini” e la collana “Studi latini”. Molti dei contributi si inseriscono nel solco delle linee di ricerca del dedicatario (teatro latino arcaico; Seneca; letteratura tardoantica; aspetti della ricezione moderna dell’antico; espressioni letterarie legate alla vita reale), ma non mancano stimolanti incursioni anche in altri ambiti (epica didascalica; poesia di età augustea; storiografia; letteratura declamatoria; letteratura cristiana; storia dell’università), nel segno di un multicolor omaggio reso da amici, colleghi e allievi.

I curatori:
   Silvia Condorelli è professore associato di Lingua e letteratura latina presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Napoli Federico II. Si occupa di problemi di letteratura tardoantica: in questo ambito ha prodotto due monografie, incentrate sull’analisi prosodica e metrica dell’esametro di Sidonio Apollinare (2001); e intorno a questioni di poetica sidoniana (2008). Numerosi inoltre sono gli studi dedicati alla lingua e alla prosa epistolare di Sidonio. Sempre sul terreno delle ricerche sulla tarda antichità ha dedicato la propria attenzione anche ad Ennodio di Pavia, su cui si è soffermata in diversi saggi e come curatrice degli atti della Quarta Giornata Ennodiana (2011). Ha affrontato anche problemi metrici, filologici e letterari di testi della latinità classica: accanto a diversi saggi dedicati al testo di Catullo (sui cc. 4 e 13 e, in due occasioni, su alcune questioni del c. 68), ha studiato il rapporto tra l’epodo 16 di Orazio e l’ecloga 4 di Virgilio, questioni legate agli arcaismi, la fortuna di una iunctura lucreziana.

  Marco Onorato è ricercatore di Lingua e letteratura latina presso il Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne dell’Università di Messina. È autore di un’edizione commentata del De raptu Proserpinae di Claudiano (2008) e di monografie dedicate rispettivamente al fenomeno del patterning delle incisioni nei faleci di Catullo (2013), alla tecnica poetica di Sidonio Apollinare (2016; dello scrittore galloromano ha poi approfondito in altri saggi il riuso dei modelli, il preziosismo linguistico e la metrica verbale) e, da ultimo (2017), al tema del rapporto tra intertestualità e metapoetica in Marziale. Ha inoltre studiato il mito di Narciso nelle Metamorfosi di Ovidio, la trasposizione cinematografica del De reditu di Rutilio Namaziano e lo sfaccettato panorama delle risorse informatiche utili ai latinisti.

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